Dal dischetto: GianCarlo Caselli
Posted by 11metri | Filed under Politica
Riportiamo un articolo uscito oggi sul Corsera.
Siamo orgogliosi del nostro nome. Mittiko il Procuratore!!
A Gian Carlo Caselli piace il calcio. Tanto che all’epoca del terrorismo i suoi figli Paolo e Stefano dicevano che con lui i rischi maggiori si correvano alle partite del Toro, per via delle sue «intemperanze di tifoso granata». Ma è tremendamente amara la metafora calcistica che il procuratore capo di Torino adotta per spiegare il comportamento delle istituzioni nella lotta alla mafia. Lo Stato, scrive Caselli, «si è fermato a undici metri dalla fine, come se dovesse tirare un calcio di rigore, al novantesimo. Ma invece di tirare, è rientrato negli spogliatoi».
Qui sta la differenza tra Le due guerre che danno il titolo al nuovo saggio del magistrato, edito da Melampo e in uscita il 28 maggio (pagine 157, 15), che verrà presentato in anteprima domani alla Fiera del libro di Torino (ore 15.30, Spazio Ibs). Nel primo dei due conflitti, contro il terrorismo, si è andati fino in fondo, perché il nemico era sostanzialmente isolato, disponeva di agganci molto deboli nel contesto sociale. Contro la mafia, nella seconda e più difficile guerra, i successi ottenuti contro i killer e i boss non sono bastati, perché Cosa nostra gode di collusioni diffuse, negli ambienti politici come in «quote consistenti della borghesia ricca e colta». E quando si tocca quell’intreccio perverso, la solidarietà verso l’azione degli inquirenti si attenua, mentre crescono i distinguo, le critiche, i veleni. Caselli parla per doppia esperienza diretta. Fu da subito in prima fila contro le Brigate rosse, quando certi terroristi catturati preferivano farsi interrogare da lui in quanto esponente della corrente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, per poi rimanere miseramente delusi di fronte alla sua proverbiale fermezza piemontese.
Più tardi, nel gennaio 1993, assunse la guida della procura di Palermo, con il compito di affrontare una mafia apparentemente invincibile, che pochi mesi prima aveva eliminato, in rapida successione, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel racconto le due vicende corrono parallele, con affinità e divergenze. Si parla della vita blindata di un magistrato nel mirino. E già qui spicca il divario tra le pur rilevanti misure di sicurezza prese per sventare un eventuale agguato delle Br e l’ossessiva sorveglianza cui Caselli venne sottoposto a Palermo, una città «non vissuta, solo intravista», nei rapidi spostamenti tra luoghi fortificati. Un altro tema scottante è l’utilizzo dei pentiti, sempre indispensabile secondo Caselli, ma assai più arduo quando gli interlocutori non sono fanatici militanti delusi, ma delinquenti incalliti e perfidi, capaci di qualsiasi inganno. Il vero abisso però si riscontra nell’atteggiamento degli osservatori e del potere politico.
Non mancarono polemiche nella lotta al terrorismo: l’autore per esempio resta favorevole alla linea della fermezza adottata durante il sequestro Moro. Ma ben diverso è il tenore dell’ondata di attacchi subita da Caselli e dai magistrati della sua procura quando cominciarono ad accusare di complicità con la mafia eminentissimi personaggi della classe dirigente. Il libro è anche una sistematica autodifesa per il lavoro svolto a Palermo fino al 1999, con le pesanti condanne inflitte a centinaia d’imputati, l’immensa mole di beni e i munitissimi arsenali sequestrati. E naturalmente Caselli insiste sul fatto che il senatore Giulio Andreotti, da lui portato alla sbarra, non si può considerare innocente, visto che è stato assolto per i fatti successivi al 1980, ma per le vicende precedenti ha fruito della prescrizione per il tempo trascorso dal momento del reato. Inoltre Caselli insiste sulla coerenza, non da tutti riconosciuta, tra la sua opera e quella svolta prima di lui da Falcone e Borsellino, anch’essi bersaglio di aspre critiche, mentre tiene a marcare le distanze dal proprio successore Pietro Grasso, oggi procuratore nazionale antimafia, cui rimprovera un atteggiamento di «ostile insofferenza» nei suoi riguardi.
Come scrive Marco Travaglio nella postfazione, il libro «è la storia di una sconfitta», poiché l’ambizione di recidere i legami tra mafia e politica non si è realizzata. Ma non bisogna disperare. Sia perché, nota Caselli, la battaglia contro l’ala militare di Cosa nostra produce tuttora «risultati di una continuità che non ha assolutamente precedenti». Sia perché la società civile trasmette forti segnali di rigetto della mafia, grazie ad associazioni come «Libera» di don Luigi Ciotti e alla nuova consapevolezza che le categorie economiche mostrano nel contrastare il racket. Insomma, la partita non è chiusa e forse ci sarà di nuovo la possibilità di battere quel fatidico rigore.
da Antonio Carioti, 14.05.09, corriere.it
11metri e Bitte presenti!
P.S.
cerchiamo macchina di sana e robusta costituzione, anyone?
Appuntamento a stasera. Dalle 19 drinks & food & jazz al Bitte.
Incontro con Gherardo Colombo alle 21. DAI DAI DAI!!
14 Responses to “Dal dischetto: GianCarlo Caselli”
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amico di stob Says:
May 14th, 2009 at 1:28 pmragazzi… ha chiamato Enzo dal Canadà per un “in bocca al lupo” generale. Davvero un grande, torna domani.
Teo ha anticipato il volo & Giulia – mezza disperata per non esserci- ci abbraccia tutti.
Forza un po’! Grandissimi ragazzi. Davvero massima stima.
E vai con entusiasmo verso stasera, vai vai!! -
amico di stob Says:
May 14th, 2009 at 1:31 pme comunque appena ho letto l’articolo quasi quasi non ci credevo…
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chiara Says:
May 14th, 2009 at 2:06 pmma non ci credo!!!!
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peter Says:
May 14th, 2009 at 2:07 pmentusiasmo!! EBTUSIASMO!!!
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11metri Says:
May 14th, 2009 at 3:18 pmandata per macchina pupper?
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Necco Says:
May 15th, 2009 at 10:59 amAbbiamo spaccato! A paret qualche dettaglio tuttoè andato bene…
2 cose…:
1) Non abbiamo restituito tutti i pass Bitte che avevo ditribuito: vorrete portarli al primo incontro al Bitte;
2) Ricordatevi le consumazioni che avete fatto segnare sul conto 11 mt ed ognuno saldi le sue: ciò che rimane sul conto sarà detratto dall’attivo che ha fatto 11mt nella serata di ieri (e che ci servirà per i prossimi progetti). -
germano Says:
May 15th, 2009 at 12:45 pmBravi gli 11metri. Devo ricordare che oggi, in Italia, i rigori li tirano solo quelli che li sbagliano.
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Necco Says:
May 16th, 2009 at 1:53 pmLa storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano. -
Necco Says:
May 16th, 2009 at 1:57 pmIo sotto Roberto Baggio metterei De Gregori: “Siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere”
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calogero Says:
January 30th, 2010 at 7:35 pmCaselli piu’ che un giudice falco un passerotto asservito alla sx, perche’ infierisce su gente che poi viene assolta?Il suo giustizialismo gli serve solo per far carriera e beccarsi tanti euro fregando gli altri e lo stato: bravo compagmo caselli………..
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SOAD Says:
February 2nd, 2010 at 2:23 pmCaselli è un uomo che ha donato la sua vita allo stato e che tutti gli italiani senza vergogna dovrebbero ringraziare. Ha vissuto come se fosse in carcere a cause delle minacce e degli attentati alla vita di unomini che forse assolti non dovevano essere. Questa retorica del “compagno” è veramente ridicola…
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dora Says:
February 2nd, 2010 at 2:56 pmE’ grazie ai commenti come quelli di Calogero che spesso uomini come Caselli, Borsellino, Falcone(la lista purtroppo è lunghissima) si son ritrovati da soli in lotta contro un potere e un pensiero malato che si è annidato in troppe parti del nostro Stato, paese e popolo.
Bisogna ringraziare che esistano e siano sopravvisuti uomini come il Procuratore Caselli. Tacciarli di giustizialismo è molto facile, osservarli dalla luce di una parte politica lo è altrettanto. Stanno dalla parte dei giusti.
Scambiare un reato caduto in prescrizione con un’assoluzione significa non voler conoscere i termini e spesso non saper neanche leggere la storia. -
ema Says:
February 3rd, 2010 at 11:15 amCalogero, si vede che non eri presente all’incontro con Giancarlo Caselli, o eri molto distratto, altrimenti sapresti i sacrifici fatti dal dott.Caselli, e da tutta la sua famiglia, semplicemente per fare il suo lavoro di magistrato.
Sei sicuro che quelli che sfruttino il giustizialismo per “far carriera e beccarsi tanti euro”, siano i magistrati?
Un consiglio, informati, studia, interessati ai fatti, prima di dare un giudizio
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Il cecchino Says:
February 3rd, 2010 at 8:54 pmCalogero, un consiglio:
BUTTATI PER TERRA!!!
… poi rotolati!







