LA GUERRA DELL’ACQUA

 fucileacqua12Il ciclo di incontri sulla Costituzione ha riscosso un grande successo. Vedere tanti coetanei andare via felici dopo gli incontri con insigni personaggi istituzionali mi ha riempito di gioia, e, perché no, di vanitosa fierezza. Abbiamo lavorato sodo nelle settimane precedenti ed il nostro lavoro è stato apprezzato dai più. Tante cose possono ancora essere migliorate e sono certo che in futuro tutto sarà, per noi, più semplice e risulterà, agli occhi dei nostri interlocutori, ancora meno artefatto e più genuino.
Ora però non possiamo e non dobbiamo fermarci. Oltre agli incontri che mi auguro continueranno con personaggi istituzionali e non, proverei grande piacere se decidessimo di iniziare a responsabilizzare i nostri cittadini sui (molti) problemi che affliggono la nostra città (e non solo!).
Come diceva giustamente Colombo, bisogna costruirsi politicamente, bisogna partire dai nostri quartieri, dalla nostra città… (quasi) nessuno nasce Presidente del Consiglio…
Mi ritengo un cittadino mediamente attento allo spreco di acqua. Potrei certamente fare di più… ma cerco di stare attento alle piccole cose… a chiudere l’acqua quando mi lavo i denti, a raccoglierne un poco calda in una bacinella per farmi la barba, a riempire al massimo la lavastoviglie prima di un ciclo di lavaggio…. Rompo le scatole quando vedo qualcuno che lascia l’acqua aperta.. e penso al miliardo di persone nel mondo che non hanno a disposizione acqua potabile.. Poi esco… mi guardo intorno e cerco di raccogliere indizi che mi dicano che la cultura del risparmio d’acqua è ormai entrata a far parte del dna della quasi totalità dei cittadini della mia città, del mio paese..
Giro spesso la nostra città in bicicletta e sin da bambino, quando la giravo mano nella mano con mio padre, ci si fermava a bere ad ogni fontanella che si incontrava. Quelle splendide fontanelle che ornano la nostra città e che dissetano ogni giorno migliaia di cittadini e visitatori… Quelle fontanelle dove quando c’è fila è facile trovarci dei bambini che hanno difficoltà a bere.. le stesse difficoltà che vivevo io da bambino, le stesse perplessità, le stesse domande…. Ma è meglio bere da sotto o tappare dove sgorga e bere dallo zampillo superiore? Bere tenendo la fontanella alla mia destra o alla mia sinistra? Ci sarà un metodo per non schizzarsi i piedi mentre si beve?
Giro spesso in bici per la città, dicevo… e le fontanelle che “spillano” acqua a getto continuo sono ancora tantissime…
La gioia che provavo e provo ogni volta che mi fermo a bere alle varie fontanelle ha iniziato, col tempo, a confondersi con il dispiacere che provavo a vedere tanta acqua sprecata. Allora ho preso una bottiglietta. Volevo capire una fontanella quanta acqua spilla. Mi avvicino timoroso. Guardo l’orologio… ficco la bottiglietta aperta sotto l’acqua e mi rendo conto che in circa 15 secondi l’acqua inizia a fuoriuscirne…
Devo correre a casa…pensando e ripensando che una fontanella, se ha riempito la mia bottiglietta da mezzo litro in 15 secondi, “spara fuori” 2 litri d’acqua al minuto e 120 l’ora… arrivo a casa… pc, calcolatrice.. 120 litri l’ora sono 2880 litri al giorno, 20.160 litri alla settimana…90.270 litri al mese… ben più di UN MILIONE DI LITRI L’ANNO!
Rimango in silenzio, sbigottito… quanto saranno un milione di litri d’acqua…?
Quante saranno le fontanelle ancora attive a Milano? Sarebbe forse opportuno recarsi presso qualche ufficio del comune per capire quante fontanelle a getto continuo sono ancora attive sul territorio di Milano. Ci sarà una mappatura delle fontanelle attive!
Quante volte avete sentito, negli ultimi anni, la frase “Fino ad oggi gran parte delle guerre sono state fatte per il petrolio… i nostri figli assisteranno alle guerre per l’acqua”. Non so se sarà realmente così… ma il surriscaldamento della terra porterà ad una sempre più ampia desertificazione, miliardi di metri cubi di ghiacciai si sono disciolti negli ultimi decenni e l’acqua, sul nostro splendido pianeta, non è infinita.
Ognuno deve fare la propria parte per evitare che il futuro dell’acqua del pianeta sia torbido…
Noi potremmo fare il nostro. Una raccolta firme per chiedere al Sindaco Moratti di mettere dei rubinetti o dei pulsanti a scatto in tutte le fontanelle milanesi. Io non credo che se dovessimo raggiungere il nostro scopo il risultato si limiterebbe a questo. Credo che tanti cittadini si renderebbero conto del fatto che le fontane non spillano più e molti potrebbero essere colpiti dall’iniziativa e, con ciò, sentirsi maggiormente responsabilizzati.
Io ci credo.
Riccardo

 

Goccia dopo goccia. Anzi, sarebbe meglio dire: “ondata dopo ondata”. E sì, perché quello che sparisce ogni anno dagli acquedotti italiani è un vero e proprio fiume d’ acqua. Circa 2,61 miliardi i metri cubi di H2O che, annualmente, il sistema idrico italiano lascia per strada. Meglio…per i propri tubi. Il tutto a causa di perdite fisiche o per mano dei soliti ignoti che rubano acqua.

Una massa liquida notevole che si desume dai numeri del Co.Vi.Ri, il Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse idriche. Secondo il comitato istituito presso il ministero dell’Ambiente, la quantità di acqua immessa nel sistema idrico nel 2008, riferita a 36,5 milioni di abitanti, è di 5,308 miliardi di m3. Questo dato parametrato sugli attuali 60 milioni di abitanti, così come indicato dallo stesso Co.Vi.Ri, implica una valore di 8,72 miliardi di m3 del prezioso liquido immessi nei tubi. Tenuto conto che la percentuale media di perdite del sistema idrico italiano è del 30% ecco, allora, che si giunge al valore di 2,61 miliardi di m3.

Milioni di euro buttati…
Una cifra assolutamente attendibile, come conferma lo stesso Co.Vi.Ri., che ovviamente significa anche un’immediata, e diretta, perdita economica. Le società di gestione degli acquedotti, infatti, tirano fuori dei soldi per fornire l’energia elettrica e i servizi al fine di immettere l’acqua nelle condutture. Un’attività che, secondo Federutility, equivale al 10% dei costi industriali sostenuti per ogni metro cubo d’acqua. Costi, quest’ultimi, che in media si attestano in Italia sui 0,87 euro.
Tirando le somme, i 2,61 miliardi di m3 di acqua perduta significano circa 226 milioni di euro buttati via ogni anno. Soldi sprecati. Il che, in un momento di dura crisi come l’attuale, non è un bel vedere. E non basta.

…e miliardi sotratti al sistema Italia
Al di là degli sprechi c’è un altro dato che fa riflettere. La media degli investimenti europea per garantire un sistema efficiente è di 274 euro al metro cubo di H2O. Ebbene, in Italia, questo valore si aggira, secondo Kpmg, sui 107 euro. «Ciò significa – spiega Gianpaolo Attanasio, consulente di Kpmg e esperto di utility- 167 euro di mancati investimenti per utenza». Che a livello di sistema Paese, vuol dire un «mancato ricavo di oltre 3 miliardi all’anno, per lavori sulle reti non realizzati». Anche qui, a fronte della dura recessione che colpisce il mondo intero e l’Italia, l’occasione per porre in essere politiche economiche anti-crisi ci sarebbe. Ma non viene raccolta.

Tra le maggiori perdite…
L’Italia, peraltro, vanta il non invidiabile primato di una media percentuale delle perdite ben superiore a quella degli altri paesi occidentali. Nella Penisola, in media, il 30% delle acque immesse nelle condutture va perso o viene rubato. Un valore ben superiore a quello degli altri stati «avanzati», dove la percentuale è compresa tra un minimo di 15 e un massimo del 20 per cento.

….e le tariffe
La domanda, a questo punto, appare scontata: perché le società di gestione degli acquedotti italiani non investono per ridurre le perdite? «Sul piatto – risponde un po’ seccato Roberto Bazzano, presidente di Federutility – ci sono ben 10 miliardi di euro per interventi sulla rete. E cinque di questi sono cantierabili nei prossimi 5 anni. I tempi, insomma, sono dilatati e non per colpa delle aziende». Cosa intende dire? «Ci sono diverse cause che rallentano l’attività – risponde il manager – I troppi vincoli amministrativi, politici e burocratici. Poi, una regolamentazione arretrata e contradditoria. Ma, soprattutto, pesa un aspetto». Quale? «Il problema è che la normativa attuale permette una remunerazione lorda del 7% del capitale. Un tetto che dev’essere coordinato con il limite dell’aumento massimo del 5% annuo della tariffa. È chiaro che, a fronte della percentuale data di remunerazione del capitale, per incrementare gli investimenti bisognerebbe avere la possibilità aumentare oltre il 5% la tariffa. Altrimenti si va in perdita: è giusto che in un settore come l’acqua non ci siano extra-profitti. Ma almeno il tasso d’incremento tariffario deve essere alzato». Di più: «Voglio ricordare – afferma Bazzano – che attualmente la tariffa media in Italia è di 1,1 euro al metro cubo. Una tra le più basse d’Europa».

Come dire, insomma, che l’aumento non deve fare gridare allo scandalo. Già, lo scandalo. Tuttavia non si capisce perché, se una volta tanto siamo tra i più virtuosi in Europa, dobbiamo aumentare la tariffa? «Perché la situazione è di stallo. Ci allontaniamo dagli obiettivi europei e non riusciamo a fare gli investimenti necessari e recuperare la giusta efficienza. Le società non possono programmare investimenti in perdite». Però, proprio in questo periodo di crisi, è difficile pensare ad un aumento della bolletta dell’acqua. Molta gente non ha i soldi per sopravvivere. Non esistono alternative? «Si potrebbe pensare- dice Bazzano – a sistemi di agevolazioni nelle bollette per le aree più depresse del Paese. O, più in generale, ad agire in termini di fiscalità. Cioè: lo Stato intervenga in favore del settore. Lo ha fatto per le banche, non vedo perché non replicare in un comparto industriale così importante. Peraltro, quest’azione può costituire una strategia in ottica anti-crisi». Insomma, il messaggio di Federutility è chiaro: bisogna seguire criteri di economicità nella gestione, altrimenti non si va da nessuna parte. Passo fondamentale è l’aumento della bolletta più del 5% all’anno, per poter avviare gli investimenti.

Profitti sì, profitti no
Molti economisti però, soprattutto dopo il terribile crack dei mercati finanziari, contestano che le risorse finanziarie debbano trovarsi sfruttando un approccio economico-privatistico. Viene capovolto l’approccio al tema. «Il punto di partenza è che l’acqua non è una merce – dice Rosario Lembo, segretario comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua – Si tratta, invece, di un diritto primario, indisponibile che deve restare nell’ambito della gestione pubblica». La tesi è radicale. «Lo Stato – - deve sempre garantire a ogni cittadino almeno 50 litri di acqua al giorno, cioè la quantità considerata minima dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms, ndr)». Tuttavia i dubbi non sono pochi. I soldi, infatti, non ci sono: come pensare alla fiscalità dello Stato oggi con il debito italiano alle stelle? Una bella tentazione intellettuale, difficile da concretizzare. «Sono consapevole dei vincoli di bilancio e della dura crisi in cui siamo immersi- ribatte Lembo – . In primis, però, i costi per garantire i 50 litri d’acqua potrebbero essere coperti grazie ad un sistema di tariffe che aumentano progressivamente con i consumi, penalizzando gli sprechi» Vale a dire? «Tra i 50 e 120 litri di uso quotidiano, che l’Oms considera una quantità “sostenibile”, la fee deve coprire solo i costi operativi. Sopra questa soglia, invece, la tariffa deve aumentare progressivamente al consumo: gli extra ricavi dovrebbero servire per garantire la quantità minima di 50 litri quotidiani». Difficile pensare siano sufficienti…« Pensiamo, allora, anche a una gestione più efficiente, con minori spese superflue, dello stesso sistema idrico per risparmiare soldi. Di più: dovrebbero essere razionalizzati gli investimenti nelle infrastrutture. Evitare finanziamenti a opere non essenziali quali, per esempio, il Ponte sullo Stretto di Messina. I fondi necessari, se si vuole, si trovano. Non è una tentazione intellettuale, è pragmatismo. Certo, bisogna cambiare radicalmente, rispetto alla prassi dominante, l’approccio al tema-acqua». Non la pensa così Bazzano: «L’impostazione non convince. La storia ha mostrato come la sola gestione dei comuni è fallimentare, non praticabile: sono stati letteralmente buttati via molti denari». Le posizioni, insomma, sono distanti. Due scenari differenti dove, peraltro, si muovono e si confondono vari temi di discussione.
dice l’esperto
La proprietà della rete idrica
Uno di questi è la proprietà dei tubi, degli invasi e delle condotte. «Allo stato attuale – spiega Bazzano – è preferibile che le reti idriche rimangano in mano pubblica». Prima, infatti, «ci dev’essere un consolidamento dei gestori di rete e un ampliamento degli Ambiti territoriali ottimali (Ato)», cioè le aree, individuate dalle regioni, all’interno delle quali un soggetto unitario gestisce le acque. «Hanno una dimensione pressoché provinciale – fa da eco Attanasio- che non corrisponde ai bacini idrici naturali: devono, giocoforza, ingrandirsi. Inoltre è necessaria l’istituzione di un’Authority che funzioni sulla falsariga di quella dell’energia». «Solo in quel momento – riprende Bazzano-, con una normativa coerente, un controllore efficiente e una minore quantità di gestori sarà indifferente parlare di proprietà pubblica o privata. Per adesso è troppo presto». Non così tranchant, invece, la posizione sui gestori di rete. «L’aspetto fondamentale – dice il manager – è che all’interno di un Ato ci sia solo un gestore. Al di là di questo, credo che sui servizi la presenza dei privati possa più velocemente proseguire». Di parere opposto Lembo: «Separare i servizi dalla rete non ha senso: l’acqua è, e deve rimanere, un bene inalienabile. Chi gestisce, di fatto, possiede il network. Lo ripeto, l’H2O deve restare nella mano pubblica».

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4 Responses to “LA GUERRA DELL’ACQUA”

  1. Kalebarkab Says:
    June 9th, 2009 at 8:13 pm

    I want to find good pop music. Help me please.

  2. carletto Says:
    June 10th, 2009 at 3:56 pm

    oh kebab! parla come mangi che l’inglese non lo mastico.
    acqua free pr tutti!

  3. Necco Says:
    June 11th, 2009 at 2:24 pm

    Ho visto il servizio di Bonsai tv. Il ciclo di incontri sulla Costituzione, per l’ennesima volta, pare organizzato dal Bitte e di 11mt, che per mesi li ha organizzati, nemmeno l’ombra. A me così non va più bene. Che Bonsai tv sia segnata sul libro nero e non gli si dia più alcun lavoro sulle nostre iniziative.

  4. Necco Says:
    June 11th, 2009 at 2:25 pm

    http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=102630251041&h=maYhk&u=0_1tM&ref=mf
    Ah.. questo è il link per chi non l’avesse ancora visto.

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