Addio Pizzo Travel

siciliaRiporto articolo di Felice Cavallaro apparso oggi sul Corsera perchè quella di Addio Pizzo mi pare un’ottima iniziativa

Una piccola considerazione:

All’epoca delle elezioni regionali, quando i candidati erano Totò Cuffaro e Rita Borsellino, Addio Pizzo non appoggiò nessuno dei due candidati. Non solo, escluse dalle proprie iniziative chiunque potesse essere ricollegato ad uno schieramento politico. E chissenefrega se gli inviti erano stati fatti sei, sette, otto mesi prima. Chissenefrega  – anche – se gli invitati a partecipare, poi invitati a rimanersene a casa, fossero persone che si battevano contro la mafia da decenni, o persone che avevano visto i propri cari ammazzati proprio dalla mafia.

“Perchè Addio Pizzo non fa politica”, era stato detto.

Bene.

Oggi con questa (indubbiamente) lodevole iniziativa, Addio Pizzo invita a viaggiare in Sicilia “senza lasciare un euro alla mafia”. Giusto, giustissimo.

Ma quando c’era da togliere la mafia dalle istituzioni siciliane, Addio Pizzo cosa faceva? Da anni cercava di combattere la mafia ma davanti alla scelta tra Totò Cuffaro e Rita Borsellino a Presidente della Regione decideva di non scegliere, di starne fuori.

Sia chiaro: tra Rita Borsellino e Totò Cuffaro. Tra Rita Borsellino e Totò Cuffaro.

Che senso ha, mi chiedo, organizzare viaggi per la Sicilia senza lasciare un euro alla mafia se poi ci si rifiuta di intervenire quando la mafia si riafferma padrona della Sicilia? (in modo drammaticamente democratico, mi verrebbe aggiungere)

Ripeto, l’iniziativa è splendida. Ma non ci si rende conto che la mafia è nella politica? E che è la politica che consente il predominio del potere mafioso?

In questo caso parliamo di mafia, ma potremmo anche parlare d’altro. Perchè in Italia la vulgata che “alla fine, la politica è cosa inutile” sta pian piano prendendo il sopravvento.

Dimenticandosi, quindi, che le maggiori responsabilità di ogni infamia di questo Paese sono politiche. E che è compito della politica scrivere le leggi e governare il Paese.

In conclusione, ancora complimenti per Addio Pizzo Travel, davvero.

E complimenti anche a 11mt; perchè ha deciso di fare politica.

 

PALERMO – È l’invito a viaggiare per la Sicilia «senza lasciare un euro in tasca alla mafia», a mangiare o dormire in ristoranti e alberghi dove i titolari hanno detto no al racket. Scatta così il turismo targato Addiopizzo con un’agenzia che nasce proprio dai ragazzi che dieci anni fa sconvolsero Palermo con quegli adesivi provocatori incollati alle vetrine di commercianti piegati dalla paura. Sarà che dopo ogni convegno c’era sempre qualcuno, a volte un’intera scuola, un gruppo di sindacalisti, altri ragazzi impegnati sul fronte della legalità, pronti a chiedere consigli su come e dove andare, su cosa e dove comprare, fatto sta che tre volontari da anni sul fronte hanno deciso di mettere a frutto la rete tessuta con tanti altri giovani. Quella di 400 commercianti e imprenditori, artigiani, albergatori, librai e così via, tutti adesso segnati nella mappa di “Addiopizzo Travel”. Una carta topografica che premia i coraggiosi, con i “consigli per gli acquisti”, specchio di un’agenzia ideata da Francesca Vannini Parenti, 29 anni, Edoardo Zaffuto, 33, e Dario Riccobono, 30, laureati in Lettere e Scienze della formazione, master ed esperienze maturate fra Roma, Venezia, borgate e quartieri a rischio di una Palermo che adesso offrono come pacchetto vacanze.

PIZZO FREE – «Pensiamo a viaggi studio, itinerari di educazione civica, soggiorni di semplice relax, ma senza scivolare sugli stereotipi di stantii cliché come i mafia tours», spiega Dario, master al Centro internazionale di economia turistica di Venezia, illuminato da un servizio del “Guardian” che ai lettori inglesi indicava proprio i protagonisti del “pizzo free” come punto di riferimento per viaggi intelligenti. Ed ecco subito Francesca pronta a sposare l’idea, dopo gli anni passati nei «fortini della legalità», come chiamano le aule delle scuole dove raccolgono i ragazzi di Brancaccio, dello Zen, degli altri quartieri modello Gomorra. Ma ci voleva un esperto in computer e web come Edoardo, con la sua esperienza di accompagnatore di gruppi ciclo turistici, per fare decollare il progetto dopo notti trascorse nella sede di Addiopizzo, in piazza De Gasperi, negli uffici di Pino Lipari, il geometra che curava gli affari di Bernardo Provenzano, locali confiscati. §

IL GRUPPO – Qui si riuniscono i ragazzi guidati da Daniele Marannano o da Enrico Colajanni, leader sempre meno giovani di un gruppo che ogni anno recluta leve fresche. Costruendo nuove iniziative sulle vecchie battaglie. Un po’ come succede con Libera e le cooperative sorte nelle terre confiscate ai mafiosi, da Altofonte a Corleone. Anche quelle mete da inserire nei viaggi della «Addiopizzo Travel», come dicono i magnifici tre presentando stamane l’iniziativa al Kursaal Kalhesa, il ristorante-libreria scavato nei bastioni della Kalsa, in prima linea nel no al racket con il titolare Alberto Coppola. Come la vicina Antica Focacceria San Francesco di Vincenzo e Fabio Conticello, altra roccaforte antipizzo inserita nella mappa, fiore all’occhiello di una Palermo dove i due fratelli hanno festeggiato martedì i 175 anni del locale, pronti ad aprire il 15 novembre una nuova focacceria a Milano, in via San Paolo, a due passi dal Duomo. Prova che l’antimafia paga. Come i tre neo-manager vogliono gridare alla Palermo indifferente e ancora intimidita, dirottando i loro “clienti” solo su chi volta le spalle al sistema del pizzo. «Vorrei costruire una città diversa per mio figlio», spera Edoardo. Il tempo c’è. Il bimbo è appena nato, a Roma, da dove questo papà torna euforico per la nuova avventura. Come Dario e Francesca, la mappa sfoderata davanti al Teatro Massimo, simbolo della Palermo che rinasce e icona cinematografica spesso riproposta dalle sequenze del Padrino, con Al Pacino che sullo scalone vede morire la figlia. «La maggioranza dei turisti sono incuriositi dal fenomeno mafioso, ma noi non dobbiamo ridurre tutto a una passeggiata a Corleone con la coppola in testa», insiste Dario. «Fuori dal rischio di mitizzare le figure dei boss, pensiamo a viaggi di istruzione come percorsi di educazione civica, visite mirate alla casa memoria di Peppino Impastato, ma anche a incontri con gli stessi commercianti o albergatori che alzano la testa», anticipa Francesca insistendo sulla logica del “pizzo free”, non un soldo alla mafia.

Felice Cavallaro

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One Response to “Addio Pizzo Travel”

  1. Necco Says:
    November 6th, 2009 at 8:45 pm

    Conosco qualche ragazzo siciliano che ha aderito ad “Addio pizzo”. Sarebbe stato bello poter magari invitare qualcuno di loro alla carovana antimafia…

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