Mauerfall?

Berlino, è sempre Berlino. Questa volta mi ha accolto con le sue luci pulsanti e con il cuore di una città che festeggia il ventesimo anniversario di qualcosa che oggi sembra incredibile.

Non festeggia da sola, festeggia con la Germania e con l’intera Europa. La folla di persone che ha partecipato alle manifestazioni degli ultimi giorni ed alla cerimonia del 9 novembre non si è fatta intimidire dal clima ostile e, nonostante la pioggia battente si è fermata ad attendere finché l’ultima tessera del domino che ripercorreva una parte del tracciato del vecchio muro, fosse caduta.

Le tessere, tutte dipinte da artisti, scuole, organizzazioni internazionali o altri enti provenienti da tutto il mondo, transennate lungo gran parte del tragitto, hanno riprodotto alcuni dei disagi provocati dal muro come la limitazione della mobilità fisica.

E’ impressionante. E’ impressionante guardare in faccia le persone che hanno vissuto direttamente alcuni tra i più importanti eventi storici europei e ai quali appartiene una delle immagini più belle del Novecento, la Mauerfall. E’ trascorso solo un ventennio ed anche i nostri coetanei berlinesi si ricordano quel giorno, in cui da piccoli hanno abbattuto con un martello un pezzetto di Muro. Come io ricordo esattamente il momento in cui guardavo in diretta televisiva qualcosa di cui percepivo la carica emotiva, senza comprenderne del tutto  le motivazioni.

Questo per me è stato incredibile: guardare i volti di diverse generazioni, di diversa nazionalità, che desideravano rivivere la felicità di quello che forse è stato il primo momento in cui l’Europa è stata unita.

La cerimonia è stata sobria, come il discorso di Angela Merkel, che oltre a sottolineare e stimolare la gioia per una ricorrenza così importante, ha toccato alcune delle problematiche sociali legate alla divisione della Germania. Oltre a ricordare coraggiosamente che nella stessa data ricorre anche l’anniversario della notte dei lunghi coltelli, infatti, la Merkel ha evidenziato come dopo vent’anni esistano ancora delle disuguaglianze sociali (come ad esempio il tasso di disoccupazione, il livello di produttività, ecc.) legate alla territorialità, che sembrano seguire lo stesso asse che per decenni ha separato l’est dall’ovest. La limitazione di movimento, sia di corpi che di idee, ha fatto in modo che si creasse un isolamento i cui effetti si trascinano ancora dopo ben vent’anni.

Così, mentre in Germania si festeggia il ventesimo anniversario della caduta del Muro, non posso fare a meno di pensare che in svariate parti del mondo si continua a “isolare”. Mi vengono in mente i muri costruiti tra stati differenti,  e quindi facilmente giustificabili dai governi, come quello tra Stati Uniti e Messico, o quello tra le due Coree.

Pensando al nostro piccolo mi viene in mente quello di via Anelli a Padova: una barriera in lamiera, eretta nel 2006 con lo scopo di migliorare la sicurezza di un quartiere avviato al degrado. Nonostante il muro di via Anelli non sia paragonabile a nessuno degli altri muri succitati , non mi trovo assolutamente favorevole alla limitazione di un’area nella quale vivono per la maggior parte individui per cui l’integrazione sociale culturale risulta alquanto difficoltosa. La barriera, che doveva essere una soluzione temporanea per un’area da riqualificare e sulla quale si sarebbe dovuto intervenire con progetti a lungo termine, separa ancora oggi un’area che è stata in gran parte sgomberata e dalla quale, come temono alcuni cittadini, i problemi sono solo “migrati in altre zone”.

L’esempio più agghiacciante di tutti, tuttavia, rimane il muro costruito dal governo israeliano nei territori della Cisgiordania. Viene chiamato il “Muro dell’apartheid”. La costruzione di cemento armato di 730 km alto 8 metri è stata giustificata come possibile soluzione agli svariati  problemi di sicurezza dovuti agli attacchi dei kamikaze di Hamas. In una situazione di già difficile integrazione e dialogo tra mondi differenti per cultura, per storia e soprattutto per situazione sociale, la scelta di “isolare” mi sembra alquanto criticabile. A questa considerazione si aggiungono alcuni fatti che rendono innegabile una violazione di diritti umani nonché di accordi internazionali.

Per costruire la barriera, che si trova all’interno del territorio palestinese, discostandosi dalla Linea Verde ed isolando così numerosi villaggi che non hanno accesso a infrastrutture e acqua potabile, sono stati distrutti i campi agricoli di numerosi contadini, centri abitati e mercati interi senza preavviso (www.nytimes.com/2003/01/22/world/israel-destroys-arabs-shops-in-west-bank.html). Ad una violazione territoriale, che assomiglia quanto mai ad un invasione militare, si aggiunge quindi un ulteriore attacco alla popolazione palestinese, che non ha accesso alle PROPRIE risorse (se non per 50 min al giorno durante i qualli si aprono i checkpoint) e che resta isolata come soggetta ad embargo. Denunciata da diverse organizzazioni per i diritti umani, la cosiddetta “Barriera della vergogna” continua ad esistere ed a gravare su una popolazione già stremata.

Non siamo ai tempi della guerra fredda. Siamo in un ventunesimo secolo globalizzato.  Di quanti Peter Fechter ha bisogno il mondo, per comprendere e non temere il valore della LIBERA circolazione di corpi e  idee?

2009 MAUERFALL

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3 Responses to “Mauerfall?”

  1. lo zio Says:
    November 11th, 2009 at 7:43 pm

    enorme So!!

  2. Diab Says:
    November 12th, 2009 at 2:23 pm

    Bravissima !! speriamo di assistere all’abbattimento degli altri muri sparsi x il mondo , e vivere in un mondo senza MURI & BARRIERE !!!!!!!!!!

  3. zagonzobeli Says:
    November 12th, 2009 at 4:19 pm

    “L’emozione”
    i binbi guardano,
    i bimbi s’emozionano,
    forse non comprendono:
    tuttavia ricordano col cuore e con la mente.

    i giovani osservano,comprendono
    ma sopra tutto possono agire.
    possono donare la loro forza.
    con la loro vitalità DEVONO aiutare il mondo a migliorare.

    noi, che li abbiamo tenuti per mano,
    li seguiamo orgogliosi e pieni di speranza.

    “L’aticolo” ?
    POCHE PAROLE EFFICACI SINTETICHE PRIVE DI RETORICA. MA PIENE DI PARTECIPAZIONE VERA.
    GRAZIE
    Zagonzobeli

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