Donne italiane: sempre meno opportunità
Posted by 11metri | Filed under Cultura
Possibile? Un’altro passo indietro per le donne italiane? Eppure il 27 Ottobre è stato presentato a New York il Global Gender Gap Report del World Economic Forum e l’Italia perde ancora posizioni, ora è 72ma su 134 paesi subito dopo Romania e Vietnam. A guidare la classifica senza sorprese i paesi nordici, con in testa l’Islanda e a seguire Finlandia, Norvegia e Svezia; ma tra le prime 10 posizioni ci sono anche Lesotho e Filippine.
Ok, i numeri sono numeri, è difficile descrivere fenomeni sociali con la statistica, l’individuo medio non esiste. Però ignorare quasi completamente, come è stato fatto dai mezzi di comunicazione italiani, i risultati dello studio del World Economic Forum di Ginevra, è una scelta discutibile: con un punteggio di 0.68 su 1, uno scivolone di 3 posizioni relative rispetto al 2008 e uno dei risultati peggiori del campione per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla vita economica, di argomenti per il dibattito mediatico ce ne sarebbero in abbondanza.
Per chi avesse voglia di addentrarsi un po’ nel dato, ecco una piccola spiegazione della metodologia con cui è stato redatta la ricerca.
L’indice di uguaglianza di genere studiato dal World Economic Forum nasce per monitorare quanto equamente ogni nazione suddivide risorse e opportunità tra la popolazione maschile e quella femminile, indipendentemente dalla loro ricchezza o scarsità (ecco perché troviamo paesi molto poveri in posizioni relativamente alte), e si basa su quattro parametri di uguale peso: opportunità di partecipazione alla vita economica, risultati nell’istruzione, rilevanza politica, salute e aspettativa di vita.
I parametri, che a loro volta sintetizzano 14 variabili da fonti quali l’International Labour Organization e l’United Nations Development Programme, vengono poi combinati in media per ottenere l’indice totale, che può essere interpretato come la percentuale del gender gap che ogni paese è riuscito a eliminare. Un punteggio di 0.68 come quello dell’Italia quindi esprime una riduzione media del 68% delle differenze tra uomini e donne nelle quattro aree critiche individuate, ovvero un’indicazione del fatto che in media le donne hanno accesso al 68% delle possibilità cui hanno accesso gli uomini.
L’Italia è ancora più in giù, 96ma, per quanto riguarda i risultati raggiunti dalle donne in termini di stipendio, partecipazione all’economia e accesso ad alti livelli di impiego, punteggio che stride con il 46mo posto ottenuto dalle nostre connazionali nell’istruzione, e mette in evidenza una scarsa correlazione tra il successo nella scuola e il successo nel lavoro: solo altri 14 paesi tra i 134 in esame presentano distanze maggiori del nostro tra questi due parametri (tra cui Emirati Arabi, Qatar, Nicaragua, ma anche Francia con un gap di 61).
In particolare, tra gli indicatori che compongono il parametro relativo alla partecipazione alla vita economica, quelli che abbassano la media italiana sono il reddito stimato, nel quale “conquistiamo” il 91mo posto, e l’uguaglianza tra gli stipendi pagati a uomini e donne per lavori simili, che ci fa sprofondare al 116 posto. Risultati migliori li otteniamo sulla percentuale di donne manager e legislatori, 41mo posto, mentre la partecipazione alla forza lavoro e la presenza di donne in ambiti più specificamente professionali e tecnici ci riporta in coda (88mo e 75mo posto rispettivamente).
Per quanto riguarda la presenza delle italiane in politica c’è invece qualche notizia inaspettata: le donne in parlamento e quelle in posizioni ministeriali ci permettono di aggiudicarci il 45mo posto all’interno del campione. E qui lascio a voi l’interpretazione del dato…
Anche indicativo il fatto che più di due paesi su tre del campione analizzato, che copre il 93% della popolazione mondiale, abbiano migliorato la loro posizione rispetto al 2008, mentre l’Italia abbia registrato un peggioramento nello stesso periodo. Paraguay e Botswana hanno scalato la classifica rispettivamente di 36 e 26 posizioni rispetto all’anno passato, seguiti dal Giappone, che salta 25 posizioni soprattutto grazie all’aumento della proporzione di donne manager e impiegate in lavori ad alta specializzazione tecnica. In Europa, Inghilterra e Germania peggiorano mantenendosi comunque nella top 15 del ranking.
Nell’a.d. 2009 l’incentivo a “ricucire lo strappo” tra uomini e donne è prevalentemente economico: nelle parole di Saadia Zahidi, co-autrice del rapporto e direttrice del Women Leaders and Gender Parity Programme, “le nazioni che non riescono a capitalizzare pienamente il 50% delle loro risorse umane rischiano di vedere corroso il loro potenziale competitivo. Ci auguriamo di sottolineare l’incentivo economico che sta dietro la conquista dei pieni poteri da parte delle donne, oltre alla promozione dell’uguaglianza come un diritto umano fondamentale”.
Sulla stessa linea la posizione di Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum: “Donne e ragazze costituiscono la metà della popolazione mondiale, e senza il loro impegno, presa di potere e contributo non possiamo sperare di ottenere una rapida ripresa economica, né tanto meno di affrontare efficacemente problemi globali come il cambiamento climatico, i conflitti e la sicurezza alimentare”.
No?
di Roberta Barone

Tags: diritto, donne, Italia, opportunità, parità
One Response to “Donne italiane: sempre meno opportunità”
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SOAD Says:
November 12th, 2009 at 4:20 pmBell’articolo. Non mi stupisce però. Se l’idea di donna che si ha in Italia è quella tipica di una mentalità “machista” non possiamo attenderci dati differenti. Cercando una associazione storica di donne italiane, mi sono accorta dai risultati del motore di ricerca quale è la drammatica situazione italiana. Provate anche voi…



