Cittadinanza, integrazione degli immigrati

Riportiamo una lettera di Laura Mastrogiacomo raccolta dalla rete.
Cittadinanza, integrazione degli immigrati
Perchè sono e mi sento senegalese

Si parla tanto di integrazione o no degli immigrati. E’ una prova, un ricatto, una imposizione.
Devi imparare la costituzione, la lingua, via il velo, via la tua identita.
Ti vogliamo solo se non sei piu tu e ti concediamo la nazionalita solo a mille condizioni…

L’integrazione non si impone. L’integrazione avviene normalmente quando ti senti accettato, stimato e voluto per quello che sei, e basta. Allora li, per forza ti integri, é il cuore che ti ci porta.
Io sono diventata senegalese 38 anni fa.. In Francia. Senza mai essere stata in Senegal. In pochi secondi.

Il Senegal mi ha accolta immediatamente, senza condizioni ne spiegazioni. L’Italia mi rigettava, mi toglieva la nazionalità. E il Senegal me la dava immediatamente, a braccia aperte.
Era il 1972. Ero una studentessa italiana a Parigi. Mi sposavo con Laye, uno studente senegalese a Parigi.
Per la legge italiana di quell’epoca, io, donna, sposandomi con un senegalese perdevo automaticamente la nazionalità. L’ho persa e il Senegal, senza una domanda, senza una sola inchiesta, senza assolutamente nessuna condizione, mi ha immediatamente offerto la sua.
Al Comune del 5ème arrondissement di Parigi dove ci siamo sposati, ci hanno chiesto a ciascuno il proprio “Certificat de coutume” un certificato dato dalle nostre rispettive ambasciate in cui erano riportate le leggi del nostro paese sul matrimonio. Per la Francia, due stranieri che si sposano devono farlo nel rispetto ciascuno delle proprie leggi sul matrimonio.
Sul mio (Italiano), a parte la perdita della nazionalità, c’era scritto anche che dovevo obbedire e seguire mio marito ovunque e che non potevo divorziare (all’epoca in Italia il divorzio non era ammesso dalla legge).
Su quello di mio marito c’era scritto che bastava dire 3 volte davanti a testimoni che mi ripudiava ed ero ripudiata. C’era scritto pure che poteva avere fino a 4 mogli. In 38 anni di matrimonio mio marito non ha mai utilizzato ne una ne l’altra delle due possibilità perché mi accettava con la mia cultura e quindi non mi avrebbe mai imposto delle leggi del suo paese che io non avrei voluto. Non mi ha mai imposto di « integrarmi ».
Lui era ed é mussulmano. Ne lui ne la sua famiglia non mi hanno mai chiesto di diventare mussulmana. I nostri figli hanno sempre potuto scegliere e praticare la religione che volevano.

Mio padre era totalmente contro il mio matrimonio perché malgrado la sua grande umanità, in quel momento la cosa era piu forte di lui, non ne voleva sapere che sposassi un africano, un negro. Non voleva neppure conoscere mio marito. Ho dovuto andarmene di casa. Mi ha ripudiato dalla famiglia.
Sono ripartita a Parigi da Laye in autostop, senza una lira.
Ma quando 2 anni dopo abbiamo saputo che era gravemente malato in ospedale, gli studenti senegalesi , pur sapendo le decisioni di mio padre, hanno fatto una colletta per darmi i soldi del biglietto Parigi – Formia e andare a trovare mio padre con la mia bambina di 2 mesi che lui non aveva mai visto.
Io ero titubante ma mio marito mi ha detto: “vedrai che ti accogliera. I genitori sono importantissimi e non bisogna mai rimanere in conflitto con loro”. Questo fa parte della cultura senegalese.

Eravamo ancora a Parigi, ma in Senegal gia mi aspettavano. Il padre di mio marito, un calzolaio che non sapeva ne leggere ne scrivere, anche se non mi aveva ancora mai visto, dettava delle lettere per me e me le mandava per farmelo sapere e rassicurarmi.
A Natale del 1973, al posto di polizia della Gare de Lyon, mio marito é stato quasi ucciso dalla polizia francese davanti a me e ai miei 2 bambini, per una storia puramente e odiosamente razzista. E’ rimasto in coma 3 giorni. Ho scritto al padre di mio marito cio che era accaduto dicendo che mi vergognavo di essere europea. Lui mi ha risposto che non dovevo generalizzare. Che in tutti i paesi del mondo ci sono persone ignoranti ed intolleranti e piene di odio ma ci sono anche quelle buone.

Quando, appena laureata in sociologia, a Parigi, con 2 bambini piccoli, una unica stanza piccolissima per casa, mio marito ancora studente ma che lavorava la sera per mantenerci tutti, ho detto a lui che volevo fare un corso di infermiera in previsione della nostra futura vita in Senegal, lui mi ha proposto di fare medicina. Ero strabiliata. Pensavo che sperasse che avrei cominciato finalmente a lavorare e partecipare al mantenimento della famiglia. Invece mi proponeva di fare 7 anni di medicina!!!! Solo perche sapeva che adoravo quel mestiere e avevo la capacità di studiare. Mi ha detto che con i bambini mi avrebbe aiutato lui. Che non dovevo preoccuparmi. Che con quello che guadagnava ce la facevamo benissimo ma che era importante che potessi realizzare un mio sogno e che sarebbe stato molto utile in Africa.
Grazie a lui ho potuto fare medicina e pur continuando lui a studiare, mi ha mantenuto per altri 7 anni!
Questo é Laye. Questo è questo uomo senegalese, mussulmano. E così ha fatto e voluto per tutti i nostri figli, di cui 4 bambine, studiare studiare studiare e realizzarsi.

Quando mia mamma ha espresso il desiderio di batezzare i miei figli ed io, che non credo alla chiesa, ero titubante, mio marito mi ha detto che questo battesimo non poteva fare loro del male, che avrebbero scelto poi cosa essere crescendo, e che se questo poteva fare felice mia madre era gia’ una cosa buona, aprezzata da qualunque Dio. Codou e Aram che sono nate in Senegal hanno avuto 2 battesimi. Uno mussulmano e poi, in Italia, uno cattolico.

In Senegal mio marito ha voluto che i miei figli frequentassero una scuola privata cattolica perche’ in quel momento era quella che offriva il miglior insegnamento. Fra l’influenza di mia mamma e della scuola, le mie figlie hanno voluto fare comunione e cresima. Mio marito non l’ha mai rifiutato, ma ho evitato in tutti i modi che la sua famiglia, profondamente mussulmana, lo sapesse. Avevo paura che ci rimanessero male e che pensassero che io imponevo la “mia” religione ai figli. Quindi avevo permesso loro di fare cio che volevano, ma nella piu grande discrezione. Non volevo fare dispiacere ai parenti. Ma ero io che mi preoccupavo, non mio marito. Un giorno che 2 delle “badian” (zie paterne, importantissime e decisive nell’educazione dei nipoti in Senegal) dei miei figli erano sedute in salotto a casa mia, guardando tranquillamente la televisione, vedo apparire con enorme sorpresa, in pieno schermo, da sola, in primo piano, mia figlia Codou, allora di soli 6 anni, che diceva con le manine giunte e tutta fiera, la preghiera del Padre Nostro….. Era un emissione sulle scuole private cattoliche in Senegal… Guardo terrorizzata le « badian »…. e vedo la zia Ndey Codou, proprio l’omonime di mia figlia, gridare tutta fiera… « wau, ki du Kodu ? » (ma questa non é Codou?) e chiamare piena di gioia tutta casa dicendo, guardate, la mia nipotina in televisione! Guardate com’é bella! La mia omonime!!!!

Sempre alla scuola francese cattolica Jeanne d’Arc dove andavano le mie figlie, in previsione della visita del Papa (credo fosse nel 1992) mi mandano una nota chiedendomi se volevo che mia figlia partecipasse alle cerimonie di accoglienza del Papa. Ma per questo dovevo portarla una volta a settimana in un posto lontano, in uno stadio dove facevano le esercitazioni (balli e canti) per questo avvenimento. Non avevo tempo e non volevo che ancora una volta mia figlia fosse in pubblico a rappresentare la religione cattolica. Allora ho risposto di no. Qualche giorno dopo, la suora responsabile di questa attivita, é venuta nella classe di mia figlia dicendo che l’unica della classe per cui i genitori avevano rifiutato che partecipasse all’accoglienza del papa, mia figlia Codou, si alzasse. Tipica azione di umiliazione di certe suore…. La cosa più incredibile era che 90% della classe sono mussulmani!!!! Ma i loro genitori (come avrebbe fatto mio marito se gli avessi mostrato il foglietto della scuola) erano fieri di accogliere una personalità importante nel loro paese, senza discriminazioni ne chiusure…. In quel momento ho sentito che mi davano una grande lezione di tolleranza e “TERANGA” (accoglienza, ospitalità). Ecco il Senegal. Ecco i senegalesi, acco i mussulmani che tanto si temono in Italia…. aperti tolleranti e che ti accolgono le braccia aperte, senza condizionamenti ne giudizi, non ti chiedono neppure il visto per entrare….

Questo è il mio paese. Il paese in cui mi sento a casa, realizzata, voluta e accettata per quello che sono, con la mia cultura, la religione che non ho, la mia dignità, il mio modo di essere donna, la mia libertà.19443_1336284854943_1465757712_904369_5448367_n

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2 Responses to “Cittadinanza, integrazione degli immigrati”

  1. barbara gussoni Says:
    June 11th, 2010 at 1:51 pm

    grazie, la tua bellissima lettera mi rincuora… mio marito è senegalese, io italiana e al momento viviamo a marsiglia… non ho ancora visto il senegal ma non vedo l’ora di andarci con la nostra bambina di otto mesi… e vorrei la doppia nazionalità ma non sembra possibile… peccato!

  2. Veronica Says:
    June 17th, 2010 at 8:59 am

    é nata a Roma la prima tv dedicata esclusivamente al tema immigrazione

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-16/nasce-prima-dedicata-immigrati-164100.shtml?uuid=AYN9W8yB

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