Io non mangio

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A via Corelli (Milano), a Ponte Galeria (Roma), a corso Brunelleschi (Torino) a Bologna e a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) i detenuti e le detenute nei Cie rimandano indietro il cibo. La protesta è iniziata la scorsa domenica nel Cie di Ponte Galeria, quando i detenuti e le detenute sono venuti/e a conoscenze delle nuove regole di sopravivenza imposte dalla cooperativa Auxilium, che dal primo marzo ha sostituito la Croce Rossa.
Auxilium ha imposto l’ora d’aria, costringendo i reclusi e le recluse a passare le giornate ammassati/e dentro le gabbie. A Ponte Galeria hanno bruciato i materassi, le sciarpe e le lenzuola.
Il 3 marzo, dopo aver saputo cosa stava accadendo a Ponte Galeria, i reclusi e le recluse del Cie di Milano hanno iniziato uno sciopero della fame e hanno scritto un comunicato per spiegare i motivi della loro protesta.
Immediatamente la protesta si è estesa in altri Cie, che a macchia d’olio hanno visto i reclusi entrare in sciopero della fame, contro i sei mesi, contro le terribili condizioni di vita nei Cie e in solidarietà con gli antirazzisti torinesi che sono stati gli unici a raccontare la verità su quei lager.
Infatti a Torino, il 23 febbraio scorso, la militanza antirazzista diventa il pretesto che permette al Pm Padalino di effettuare decine di perquisizioni, tra cui la sede di Radio BlackOut, di trarre in arresto sei persone (tre in carcere e tre ai domiciliari) ed emanare per una settima un obbligo di dimora fuori città, misure revocate per tutt* il 12 marzo (restano alcuni obblighi di firma)
Mentre la protesta prosegue con determinazione, nonostante il silenzio dei media e l’ostracismo dei gestori, che cercano di fermare la protesta propinando psicofarmaci ai reclusi, dal Cie di via Corelli il Comitato antirazzista milanese riesce a far uscire le testimonianze delle recluse.

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